Anonimizzare un contratto: i segnaposto passo per passo
Togli i dati di terzi da un documento vero senza perdere l'analisi, e verifica in un minuto che non ne sia sopravvissuto nessuno.
La consegna
Prendi un documento vero che parla di persone diverse da te: un contratto firmato, un preventivo ricevuto, una proposta. Producine la versione con i segnaposto sul tuo computer, prima ancora di aprire Claude. Poi carichi solo quella e chiedi il lavoro che avresti chiesto sull'originale.
Il risultato deve essere lo stesso. La dimostrazione che lo sia è la parte interessante dell'esercizio.
Come si ragiona
1. Parti da cosa serve al compito, non da cosa vuoi nascondere. Se chiedi le clausole rischiose, a Claude servono la struttura, le cifre, le date e la numerazione degli articoli. I cognomi non entrano in nessun ragionamento. Scrivi su un foglio la lista di ciò che deve restare: tutto il resto è candidato al segnaposto.
2. Fai l'inventario dei dati identificanti, diretti e indiretti. I diretti li vedi subito: nome, cognome, indirizzo di residenza, email, telefono, codice fiscale, IBAN. Gli indiretti sono quelli che fregano: l'indirizzo dell'immobile, il numero di pratica, la partita IVA, la targa, il luogo e la data di nascita. Uno solo di questi rimette il nome al suo posto con una ricerca.
3. Scegli i segnaposto e tienili coerenti. Stessa persona, stessa etichetta ovunque. Se il venditore diventa [VENDITORE] in nove punti e [SIG. V.] negli altri due, Claude vede due soggetti e l'analisi sugli obblighi si sfalda. Usa parentesi quadre e maiuscole: si vedono da lontano quando rileggi.
4. Sostituisci in locale, con il trova-e-sostituisci. Word, LibreOffice, Pages, qualunque editor di testo. Lavori su una copia, con il suffisso -anon nel nome. L'originale non lo tocchi mai: è il documento che vale, e ti serve intatto per rimettere i nomi alla fine.
5. Ripulisci i posti che il trova-e-sostituisci non guarda. Il nome del file (proposta-Esposito.docx racconta già tutto). L'intestazione e il piè di pagina. Le proprietà del documento — autore, titolo, ultimo salvataggio. Se il file è un PDF scansionato, il trova-e-sostituisci non esiste: o riscrivi le clausole che ti servono in un file di testo, o quel documento non lo carichi.
6. Fai la controprova di lettura, e falla tu. Riapri il file anonimo e cerca tre cose: il cognome, il numero civico, le ultime quattro cifre dell'IBAN. Tre ricerche, quaranta secondi. Zero risultati per tutte e tre, oppure non hai finito.
7. Adesso carichi, e chiedi esattamente quello che avresti chiesto prima. Il prompt non cambia. Aggiungi una riga sola: i segnaposto sono etichette, non chiedermi chi sono.
8. Rimetti i nomi alla fine, al contrario. Se il risultato ti serve nominativo — una mail al cliente, un appunto per la pratica — il trova-e-sostituisci inverso ci mette dieci secondi.
La verifica onesta del «il risultato non cambia». Qui c'è un problema logico: per confrontare le due risposte dovresti caricare anche l'originale, cioè fare la cosa che l'esercizio ti insegna a evitare. La soluzione è farlo una volta sola, su un documento che ti sei inventato tu. Scrivi un contratto finto di due pagine, con nomi e cifre di fantasia, caricalo in entrambe le versioni e confronta. Vedrai che le differenze stanno solo nelle etichette. Da lì in poi la prova ce l'hai, e sui documenti veri carichi solo la versione anonima.
Quando i segnaposto non bastano. Referti, dati giudiziari, CV dei candidati: sono rossi anche con i nomi tolti, perché il contenuto stesso è la cosa delicata. E se lavori su dati di clienti tutti i giorni, l'anonimizzazione è una toppa, non la soluzione: lì serve un contratto sul trattamento, e quello sta sui piani business e sull'API — non sugli account personali.
Una soluzione svolta
Paolo, agente immobiliare a Bari, ha in mano una proposta d'acquisto di sei pagine e undici articoli. Vuole sapere se la condizione sospensiva del mutuo è scritta in modo da proteggere anche lui, che della proposta risponde come mediatore.
Quattro minuti di trova-e-sostituisci, su una copia:
| Nel documento | Diventa | Occorrenze |
|---|---|---|
| Cognome e nome dell'acquirente | [ACQUIRENTE] |
14 |
| Cognome e nome del venditore | [VENDITORE] |
11 |
| Indirizzo dell'immobile | [IMMOBILE] |
4 |
| Codici fiscali | [CF-1], [CF-2] |
4 |
| IBAN dell'assegno di caparra | [IBAN] |
1 |
| Partita IVA dell'agenzia | [PIVA] |
2 |
Restano intatti: prezzo 182.000 €, caparra 10.000 €, provvigione 3% più IVA, rogito entro il 30 novembre, la numerazione degli articoli. Poi carica il file e incolla questo:
Allego una proposta d'acquisto immobiliare in cui nomi, indirizzi e coordinate
bancarie sono già sostituiti da segnaposto tra parentesi quadre: trattali come
etichette, non chiedermi chi sono.
Io sono il mediatore che ha raccolto la proposta e ne risponde.
Dammi le 3 clausole più rischiose PER ME, in ordine di gravità. Per ciascuna:
- la citazione esatta tra virgolette, con il numero dell'articolo;
- il rischio concreto in due righe, con l'importo o la data in gioco;
- la riformulazione che lo chiude, in una frase.
Regole: se un obbligo non è scritto nel documento, scrivi «non presente» invece
di dedurlo; non riassumere il contratto; niente considerazioni legali generiche.
La risposta arriva in una quarantina di secondi e ha questa forma: art. 7, la condizione sospensiva non fissa un termine entro cui la banca deve deliberare — la proposta resta appesa a tempo indeterminato; art. 9, la provvigione è indicata come dovuta alla sottoscrizione ma senza dire cosa succede se la condizione non si avvera; art. 4, la caparra da 10.000 € è consegnata prima che la condizione si sciolga.
Ogni voce cita l'articolo tra virgolette e l'importo. Nessuna ha bisogno di sapere chi è [ACQUIRENTE]. Paolo rimette i nomi con il trova-e-sostituisci inverso e porta le tre righe al suo consulente: la valutazione legale resta un mestiere altrui, ma adesso sa cosa chiedere.
Come capisci di averlo fatto bene
- Cerchi nel file anonimo il cognome, il numero civico e le ultime quattro cifre dell'IBAN: zero risultati per tutti e tre.
- Il nome del file, l'intestazione e le proprietà del documento non contengono più niente di identificante.
- Ogni persona ha un solo segnaposto: conti le occorrenze di
[VENDITORE]e tornano quante ne aveva il cognome. - La risposta di Claude cita articoli, importi e date, e non ha mai bisogno dei nomi: è la prova che l'analisi non li stava usando.
- L'originale è ancora dov'era, intatto. Hai lavorato su una copia.
L'errore che fanno quasi tutti
Togliere i nomi e lasciare tutto il resto. L'indirizzo dell'immobile, il numero di pratica, la partita IVA dell'agenzia: uno qualsiasi di questi riporta al nome in una ricerca di dieci secondi, e il file «anonimo» non lo è mai stato.
Il criterio giusto non è «ho tolto i nomi». È: da questo file si risale a una persona? Passa in rassegna anche gli identificatori indiretti — indirizzi, codici pratica, targhe, date di nascita — e sostituisci pure quelli. Costa altri due minuti.
E adesso
Il capitolo 8.2 risponde alla domanda che questo esercizio lascia aperta: se i dati dei clienti li tratti ogni giorno, l'account personale non basta e il piano si sceglie anche per quello.
Quando a un terzo — un consulente, una demo — deve andare un foglio di dati (un CSV, un Excel), il lavoro sporco lo fa P225, con la tabella di corrispondenza in un file separato: go.totaliweb.com/p225. Tienine a mente il paradosso, dichiarato anche nella scheda: per farlo anonimizzare, il file lo carichi comunque. Se il vincolo è che i dati non lascino il tuo computer, la strada è lo script che gira in locale con Claude Code, dal piano Pro in su: P239 — go.totaliweb.com/p239.