Adattare un prompt della Libreria al tuo mestiere
Dal verbo alla categoria alla scheda giusta, e i due blocchi C.O.R.E. da riscrivere perché un prompt scritto per un altro diventi tuo.
La consegna
Apri la mappa delle 13 categorie, scegli quella che copre il lavoro che fai davvero e scorri le compatte finché una riga descrittiva non parla del tuo problema. Poi prendi quel prompt — che è stato scritto pensando a un altro mestiere — e rendilo tuo col C.O.R.E. Se l'output esce generico, prima di riscrivere tutto guarda le variabili: quasi sempre il guasto è lì.
Come si ragiona
1. Cerca il compito, non il mestiere. Nella mappa non c'è la categoria «idraulici» né «ristoranti»: le categorie sono compiti — scrivere, vendere, contare — tranne due che sono contesti, la 7.12 (professioni e PMI) e la 7.13 (vita quotidiana). E anche la 7.12 dentro ha compiti: contratti, privacy, bandi, non un settore. Quindi la prima mossa non è chiederti chi sei, ma dire ad alta voce cosa devi produrre, con un verbo e un oggetto: «sollecitare una fattura», «far sapere qual è il piatto di oggi», «capire perché marzo è andato male».
2. Il verbo ti porta alla categoria in dieci secondi. Scrivere e disinnescare testi → 7.1 (P001–P055). Pubblicare e promuovere → 7.2 (P056–P105). Vendere, preventivare, trattare → 7.3 (P106–P140). Decidere e pianificare → 7.4 (P141–P180). Contare → 7.5 (P181–P225). Se il verbo ne accende due, vince quello che descrive l'uscita: un post che vende resta un post, quindi 7.2. Tre confini valgono la pena di ricordarli, perché sono quelli che fanno perdere tempo: le email difficili stanno in 7.1, ma i follow-up commerciali stanno in 7.3; il riordino di file e cartelle sta in 7.8 quale che sia lo strumento — anche P314, che lo fa con uno script di Claude Code, è lì e non nella 7.6; la 7.7 è solo WordPress, i siti e le pagine generiche stanno in 7.6.
3. Leggi le righe descrittive, non i titoli. I titoli sono ganci, la riga sotto è la promessa. Fermati sulla prima che descrive il tuo problema, non sulla più ambiziosa: a parità di argomento, parti dalla pillola verde. Un prompt Base che usi oggi vale più di un Avanzato che rimandi.
4. Copia dallo short-link e compila con dati veri. Ricopiare un prompt a mano introduce refusi nel punto peggiore: dentro le regole. E una variabile compilata a metà è peggio di una vuota, perché ti illude di aver finito.
5. Cambia Contesto ed Esempi, tieni Obiettivo e Regole. È il cuore dell'adattamento, e ha una ragione precisa. Obiettivo e Regole sono la parte collaudata della scheda: la struttura dell'output, i divieti, la via d'uscita per i dati che non hai. Quella parte funziona uguale per una ferramenta e per una trattoria, e riscriverla significa buttare il collaudo. Contesto ed Esempi sono invece l'unica parte che nessuno può scrivere al posto tuo: chi sei, a chi parli, e due campioni di roba tua che ha funzionato.
6. Collauda su un caso di cui conosci già il risultato. Non sul lavoro che devi consegnare fra un'ora. Prendi qualcosa che hai già fatto bene il mese scorso e guarda se il prompt ci arriva vicino: è il modo più economico di scoprire cosa manca al contesto.
7. Se delude, tre controlli in quest'ordine. Primo: cerca il carattere [ nel prompt che hai lanciato — se ne trovi anche uno solo, hai la spiegazione e hai finito. Secondo: c'è un esempio tuo dentro, o hai descritto lo stile con aggettivi? Terzo: hai riscritto le regole «per farle scorrere meglio»? Allora non hai adattato il prompt, ne hai fatto un altro. Rimetti le regole originali e rilancia.
Una soluzione svolta
Trattoria Da Nino, Napoli, otto tavoli ai Quartieri Spagnoli. È martedì mattina, la genovese è sul fuoco da ieri sera — dieci ore le vuole tutte — e va detto su Facebook prima delle undici, quando la gente decide dove pranza.
Prima mossa: cercare «ristoranti» sulla mappa non porta da nessuna parte. Il compito, detto col verbo, è «far sapere una novità a chi mi segue»: categoria 7.2, marketing e social, blocco P056–P105. Prima compatta del blocco, P056 — «Il post che non sembra scritto da un'AI», pillola verde. Short-link go.totaliweb.com/p56, «Copia», incollato in chat: la scheda completa dice dieci minuti e piano Free.
Adesso l'adattamento. La scheda è scritta con in testa una ferramenta che promuove i trapani: gli esempi delle variabili portano ancora quell'odore. Ecco i due blocchi C.O.R.E. che cambiano — Contesto ed Esempi — compilati per Da Nino e pronti da mettere al posto delle quadre dentro il prompt:
[COSA VENDO E A CHI]: trattoria napoletana ai Quartieri Spagnoli, otto tavoli,
gestione familiare. Clienti: chi lavora in zona a pranzo e qualche turista
mandato dai vicini. Il menù del giorno lo scriviamo a mano ogni mattina.
[CANALE]: Facebook, pagina della trattoria.
[OFFERTA O NOVITÀ CON NUMERI VERI]: oggi c'è la genovese, ricetta del 1987,
dieci ore di cottura. Pranzo fisso a 13 €. Otto tavoli, si finisce presto.
[LUNGHEZZA]: 70
[POST PASSATO CHE HA FUNZIONATO]:
«Alle sette del mattino il vicolo è ancora chiuso e noi stiamo già tagliando le
cipolle. Oggi ne sono passati quattro chili. Indovinate cosa c'è domani a
pranzo.»
[LUNGHEZZA] sta dentro le regole, ma è una variabile: si compila, non si riscrive. Il resto di obiettivo e regole resta quello della scheda, parola per parola: tre versioni con aperture diverse, divieto di «Scopri di più» e di hashtag in coda, numeri esatti e non «sconti imperdibili». Non si tocca.
Claude restituisce tre post. Il secondo — quello che apre col numero più forte — esce così:
«Dieci ore. Tanto ci mette la genovese, e la ricetta è del 1987. Quella di oggi è sul fuoco da ieri sera: pranzo fisso a 13 €, otto tavoli, primo che arriva se la mangia. Se passi dopo l'una, chiama prima.»
Quaranta parole, sotto il tetto di 70; i numeri sono quelli dati e il tono è quello del post d'esempio. Il primo controllo lo fa il titolare in dieci secondi: 13 € è il prezzo vero, il 1987 è l'anno vero, la cottura è di dieci ore. Nessuna cifra nuova comparsa dal nulla. Si sceglie, si pubblica, sono passati sei minuti.
Come capisci di averlo fatto bene
- Cerca il carattere
[nel prompt prima di premere invio: zero occorrenze, o non l'hai finito. Cinque secondi. - Ogni numero, nome e data dell'output compare anche nel tuo prompt. Se ne trovi uno che non hai scritto tu, l'hai fatto inventare.
- Obiettivo e Regole della scheda sono ancora lì identici: se li hai riscritti, hai buttato la parte collaudata.
- Nel contesto c'è almeno un dettaglio che solo tu potresti sapere — un prezzo, un anno, un'abitudine della bottega. Se manca, l'output è di chiunque.
- Leggi il risultato ad alta voce: se non lo firmeresti, torna agli esempi, non alle regole.
L'errore che fanno quasi tutti
Compilare le variabili con la parafrasi dell'etichetta invece che con i dati. [COSA VENDO E A CHI]: prodotti di qualità ai miei clienti è una variabile piena che non dice niente, e produce esattamente il testo generico che stavi cercando di evitare. La correzione è una regola sola: dentro ogni variabile deve finire almeno un dato che solo tu conosci — un numero, un nome proprio, una data. «Otto tavoli» e «ricetta del 1987» fanno il lavoro che «genuinità artigianale» non farà mai.
E adesso
Quando un prompt delude anche con tutte le variabili piene, passalo al meccanico: P434, «Critica il mio prompt con le 10 regole d'oro» — go.totaliweb.com/p434. E se ti accorgi di incollare sempre gli stessi esempi di stile, estraine le regole una volta sola con P001 — go.totaliweb.com/p1 — e mettile nelle istruzioni di un Project: il capitolo 2.4 spiega come.